"Laboratorio sulle impronte di nascita"
con Elisabetta Zecca
sabato 25 aprile
Le impronte lasciate sul nostro corpo durante le sue primissime esperienze, a partire già dall’incarnazione, hanno un effetto molto forte nella nostra vita, e ci riportano spesso ad attraversare eventi o ripetere modalità di comportamento che richiamano quei vissuti, impressi in noi come memorie cellulari.
Non siamo stati abituati a considerare quanto un’esperienza in incubatrice, o anche solo un allontanamento dalla mamma nei primi momenti dopo la nascita nella nursery dell’ospedale, un taglio cesareo, un’anestesia, la somministrazione di ossitocina, l’amniocentesi, e tante altre pratiche che fanno spesso parte della routine ospedaliera, e a volte essenziali per la sopravvivenza, possano lasciare memorie importanti nel piccolissimo.
Il lavoro sviluppato da Dominique Degranges è uno strumento molto profondo per permettere al corpo di “richiamare”il proprio vissuto cogliendone l’aspetto doloroso, per poi ricevere una nuova esperienza, diversa rispetto a quella originaria, all’interno di un campo amorevole di accoglienza e sostegno.
Questo “tocca” positivamente le nostre cellule perché il corpo, sebbene abbia vissuto il trauma, ha in sé, fisiologicamente, anche la conoscenza di come possano essere un viaggio intrauterino e una nascita “ideali” (blueprint), ed è pertanto possibile risvegliare tale conoscenza, all’interno di un processo, che è – appunto – corporeo. Un lavoro che non cancellerà il passato ma permetterà di trasformare – almeno in parte – la “vibrazione” della precedente impronta.
Durante una giornata affrontiamo 2 o 3 processi di nascita, della durata di circa 3 ore ciascuno, con il sostegno di altri partecipanti che si faranno “utero accogliente” e che avranno così l’opportunità di approcciarsi al tema e conoscere il lavoro.
Elisabetta Zecca
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